Come carta di caramella
Lo capisce? È la magia del vetro, proteggere senza imprigionare. Stare in un posto e poter vedere ovunque, avere un tetto e vedere il cielo. Sentirsi dentro e sentirsi fuori, contemporaneamente... un'astuzia, nient'altro che un'astuzia. Se Lei vuole una cosa e però ne ha paura non ha che da mettere un vetro in mezzo... tra Lei e quella cosa... potrà andarle vicinissimo eppure rimarrà al sicuro. Non c'è altro. Io metto pezzi di mondo sotto vetro perchè quello è un modo di salvarsi... si rifugiano i desideri, lì dentro... al riparo dalla paura... una tana meravigliosa e trasparente. Lo capisce, Lei, tutto questo? - Baricco
Hai il mondo nelle mani e nemmeno te ne accorgi.

Hai il mondo nelle mani e nemmeno te ne accorgi.


L’hai mai pensato? Hai mai provato a crederci?


Guarda dove sei arrivato con le tue gambe. Che tu ci sia arrivato strisciando o in ginocchio. Che tu ci sia arrivato correndo tra un fallo e un’espulsione o trascinando i piedi nell’erba bagnata. Guarda.


Guardati. Nessuno è perfetto.


Lo sai. Eppure vorresti esserlo. Per farti meno male?


Sfogliati e rileggiti. Più volte. Magari hai perso il segno tra una pagina e l’altra. Lasciaci un segno. Fai come Pollicino. E sputa le molliche solo dopo che sei sicuro di non dover più ripassare su quella strada.


Ascoltati come non hai mai fatto prima d’ora. Cerca le parole giuste. Le hai nascoste da qualche parte. Ne sono sicura. Pronunciale solo se le pensi veramente. Usale con cautela. Le altre buttale nel vuoto. Al cielo, alle stelle, ai fiocchi di neve.


Perditi negli occhi di chi hai di fronte. Osserva il modo in cui ti guarda. Cerca di capire cosa sei. Che cosa vedono in te tutte quelle persone che ti hanno amato e continuano a farlo in modo spassionato, che ti hanno odiato, che ti vogliono bene. Ancora. Che non vogliono perderti anche se non hanno il perché fra le dita. Ora.


Respirati.
Respira la mia aria e ci compenseremo a vicenda. Dividi il tuo male. Certe cose è meglio reggerle in due. O in tre. Di quante persone avrai bisogno? Non importa. Chiedi. Non cedere. Stringi le mani che avrai vicino. Quelle che cuciranno ogni tuo strappo.


Sei forte ma non sai di esserlo. Non nasconderti. Battiti sempre per ciò che ritieni giusto.


Del bene ne avrai fatto in vita tua; no? Accorgiti di ciò che fai.


Hai tutte le risposte su quelle mille braccia tese.


Pensaci.


Perché sei tempesta.
Perché sei rifugio.
Perché sei musica.
Perché sei parole.
Perché sei semplicemente tu. Difetti compresi.


Usa i sensi e chiedine in prestito quando li avrai consumati.


Viviti.
Lasciati vivere.

Posted on Ago 26th (4:01pm), 22 ore fa
samuelbluefire:

crush

samuelbluefire:

crush

Sono qui, tra i miei se, poi sarà normale.

Posted on Ago 25th (5:20pm), 1 giorno fa
Radio. Atari e bambole di paglia.

Anni ‘50. Grundig. Germania.

Tutto ciò che so di quella radio che avevamo in salotto, custodita nell’angolo vicino alla cesta dei giochi e che io amavo trasformare in quei videogame da bar, troppo alti per una come me a quel l’età.

Space invaders era il mio sogno. I pomelli, che ogni tanto si staccavano, diventavano i miei pulsanti; la cassa il mio schermo e io che mi divertivo semplicemente a dargli un tono imitando i rumori.

Ogni tanto però tornava la cara e vecchia “radio del nonno”, che imperterrita non si stancava di funzionare e con quel ronzio tra una stazione e l’altra che ormai non dava più fastidio a nessuno. Non che riusciva a mantenere a lungo la frequenza. Per noi le canzoni avevano doppio testo, doppio ritmo, doppia voce e complesso.

Le feste. La domenica. Giorni speciali per accenderla. In quella scatola, fossilizzata nell’angolo più remoto, la mazurca che mi avete insegnato. Scalzi sul tappeto, il mio tavolino/la mia nave dei pirati/la casa delle bambole veniva spostato vicino alla Singer a pedale che ho imparato ad utilizzare e, senza dire niente, cominciavamo a ballare. Poi lasciavo spazio alla nonna che rideva seduta a terra. Le prendevo la mano da bravo cavaliere e l’accompagnavo verso il mio Großvater. Sembravate intimiditi come al primo ballo della vostra vita. E mi piaceva un mondo. Arrivava il lento sempre nel momento giusto. Vi guardavo come un bambino guarda il suo cartone preferito. Vi lasciavo il tempo di fissarvi negli occhi, ma poi la smania di stringervi era così forte che mi infiltravo tra di voi. Sopra i piedi del nonno continuavamo a ballare in tre. Io tra voi.

Poi le cose cambiano. Il tempo scorre, le bambole di paglia, ormai diventate logore non giocano più, la Singer e quel rumore che ormai era cantilena. La radio che andava, ma il silenzio la uccideva. Nessuno che ballava.

Poi l’ultimo ballo. Diverso. Lo ricordo limpidamente come acqua che scorre fra le mani. Sui piedi del nonno c’era qualcun’altro. Ma essere le braccia che reggono, ad undici anni, ti fa sentire più alti e più forti. Noi tre; ruoli invertiti. Ma chi se ne frega.

Ho ancora le lacrime intrigate chissà dove. Troppa la testardaggine. Troppo l’orgoglio. Troppa la vostra assenza. Troppo veloce il modo in cui mi avete lasciato sola. Ora che si è aggiunto anche il profumo delle rose, il naso pizzica.

La radio c’è. Non suona più. La polvere ha inghiottito gli ultimi rantoli. Ma ogni tanto, mentalmente, ballo per voi.

In tre però, era tutto perfetto.

Tschüss.

Posted on Ago 20th (2:13am), 1 settimana fa
elenamorelli:

{ red + orange }

elenamorelli:

{ red + orange }

/ before